L’UE è un’organizzazione illegale?

L’UE è accusata di essere illegale: il Trattato di Lisbona (2007) ha reintrodotto la Costituzione Europea respinta nel 2005, aggirando i referendum. Ha trasferito poteri nazionali all’UE, riducendo sovranità e trasparenza con la complicità dei parlamenti.

Per come e’ stata istituita e sviluppata nel tempo, qualche dubbio legittimo ci sarebbe.

Essa e’ stata creata in maniera non proprio trasparente, contro le nazioni europee e le loro costituzioni.

Nel 2005, la Costituzione Europea fu respinta tramite referendum dai francesi e dagli olandesi, e poi reintrodotta quasi interamente con il Trattato di Lisbona, aggirando la consultazione democratica.

L’affluenza fu alta e il rifiuto chiaro: 55% contro in Francia, 61% nei Paesi Bassi. In Italia non ci hanno neanche chiesto di esprimerci, Costituzione Europea adottata direttamente. Le ragioni contro l’adozione erano varie: alcuni si opponevano alla perdita di sovranità nazionale, altri temevano la liberalizzazione economica, altri ancora criticavano la natura opaca e tecnocratica della governance dell’UE. Il messaggio complessivo era inequivocabile: questa visione dell’Europa non era accettata.

Le istituzioni dell’UE, tuttavia, non abbandonarono il progetto. Al contrario, lo riformularono. Nel 2007, sotto la presidenza tedesca, fu redatto il Trattato di Lisbona, che incorporava gran parte del contenuto della costituzione respinta — ma questa volta privato di linguaggio simbolico e riferimenti costituzionali. Non fu chiamato costituzione. Non si menzionavano inni, bandiere o preamboli che invocavano un popolo europeo. Ma, nella sostanza, era quasi identico. Gli analisti stimano che oltre il 90% delle disposizioni del Trattato di Lisbona derivasse direttamente dal Trattato Costituzionale.

Questa volta, non si tennero referendum in Francia o nei Paesi Bassi. La ratifica avvenne attraverso i parlamenti. Solo l’Irlanda tenne un referendum — poiché la sua costituzione lo richiedeva — e quando gli irlandesi votarono no nel 2008, furono spinti a votare nuovamente dopo pressioni diplomatiche e alcune rassicurazioni giuridiche minori. Il secondo voto fu favorevole.

Il processo ha rivelato una logica strutturale nell’integrazione europea: quando la ratifica popolare fallisce, quella istituzionale procede. Ciò che viene respinto tramite referendum può essere comunque approvato tramite trattato. Ciò che i cittadini bocciano apertamente può essere introdotto di nascosto.

La ratifica del Trattato di Lisbona ha costituito un’elusione delle procedure costituzionali e delle norme democratiche in diversi Stati membri dell’UE.

Il Trattato di Lisbona ha introdotto cambiamenti di chiara natura costituzionale. Ha conferito all’Unione Europea personalità giuridica, ampliato il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio, reso giuridicamente vincolante la Carta dei Diritti Fondamentali e creato nuove istituzioni come il Presidente permanente del Consiglio Europeo e l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri.

Non si trattava di emendamenti tecnici; questi cambiamenti hanno ridefinito l’equilibrio di potere tra Stati membri e UE, modificato i processi legislativi interni e trasferito elementi chiave della sovranità nazionale a istituzioni sovranazionali. In qualsiasi contesto nazionale, tali cambiamenti avrebbero richiesto emendamenti costituzionali o referendum. Trattarli come questioni ordinarie di trattato ha rappresentato una manovra legale e politica per aggirare tali soglie.

In Francia, la Costituzione del 1958 fu modificata specificamente per consentire la ratifica del Trattato di Lisbona senza referendum. L’Irlanda, unico paese costituzionalmente obbligato a tenere un referendum, ha respinto il trattato nel 2008 — ed è stata spinta a un secondo voto dopo che l’UE ha offerto rassicurazioni superficiali che non alteravano la sostanza del trattato.

Utilizzando il diritto dei trattati per effettuare una trasformazione costituzionale, l’Unione Europea e i suoi governi membri hanno creato un precedente in cui élite esecutive e parlamentari possono aggirare le garanzie costituzionali e alterare l’ordine fondamentale di governance senza l’approvazione pubblica. In pratica, il Trattato di Lisbona ha indebolito i veti nazionali, ristrutturato il potere di voto e rafforzato l’autorità delle istituzioni dell’UE, presentando questi cambiamenti come continuità legale. Questo ha confuso il confine tra accordi internazionali e trasformazioni costituzionali, compromettendo sia la sovranità nazionale che la trasparenza legale.

Dal punto di vista legale, il percorso del Trattato di Lisbona ha svelato una falla grave nell’integrazione europea: non c’è un confine netto tra trattati internazionali e poteri costituzionali. Le istituzioni dell’UE, con la complicità di parlamenti nazionali spesso sottomessi alle elite, possono riscrivere le regole fondamentali di governance senza passare per processi democratici trasparenti, come referendum o vere consultazioni popolari. Questo permette di aggirare la volontà dei cittadini, lasciando che decisioni cruciali siano prese da una classe politica che troppo spesso antepone interessi di potere alla sovranità nazionale.

Il Trattato di Lisbona (2007) ha introdotto:

  • Personalità giuridica per l’UE, rendendola un soggetto di diritto internazionale.
  • Voto a maggioranza qualificata esteso nel Consiglio, riducendo i veti nazionali.
  • Carta dei Diritti Fondamentali resa giuridicamente vincolante.
  • Nuove figure istituzionali: Presidente permanente del Consiglio Europeo e Alto Rappresentante per gli Affari Esteri.
  • Maggiore potere per il Parlamento Europeo nel processo legislativo.
  • Meccanismo di “clausola di solidarietà” per affrontare crisi comuni.

Questi cambiamenti hanno trasferito più poteri agli organi dell’UE, riducendo la sovranità nazionale.

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Sal
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