Cosa è accaduto davvero nel 2016? I nuovi documenti desecretati riaprono il caso “Russiagate”

Una serie di documenti desecretati, recentemente pubblicati dalla Direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard, offre uno sguardo inquietante su ciò che sarebbe realmente accaduto dopo le elezioni presidenziali del 2016. Contrariamente alla narrativa dominante degli ultimi anni, questi materiali mostrano che il Russiagate potrebbe essere nato non da prove concrete, ma da un’operazione pianificata ai vertici dell’amministrazione Obama per delegittimare Donald Trump ancor prima del suo insediamento.

Secondo quanto emerso dai documenti:

1. L’intelligence prima delle elezioni escludeva interferenze

Nei mesi precedenti al voto, tutte le agenzie di intelligence (CIA, FBI, NSA, DHS) concordavano su un punto: la Russia probabilmente non stava cercando di manipolare l’esito delle elezioni attraverso attacchi informatici ai sistemi elettorali. Queste valutazioni erano condivise internamente e confermate da più comunicazioni tra i vertici dell’intelligence.


I principali organi dell’intelligence confermavano l’assenza di un piano russo per alterare i risultati.

2. Dopo la vittoria di Trump, qualcosa cambia

L’8 dicembre 2016, gli analisti dell’intelligence avevano pronto un rapporto da consegnare a Barack Obama (il Presidential Daily Brief), che confermava l’assenza di impatto da parte della Russia sui risultati elettorali. Ma quel documento fu ritirato all’ultimo momento. La motivazione? “Nuove direttive”.

Il giorno dopo, il 9 dicembre, Obama riunì i vertici della sicurezza nazionale nella Situation Room della Casa Bianca. Parteciparono, tra gli altri: James Clapper (Direttore dell’Intelligence), John Brennan (CIA), Susan Rice (Sicurezza Nazionale), Loretta Lynch (Giustizia), John Kerry (Stato), Andrew McCabe (FBI).

Da quella riunione uscì un ordine preciso: creare un nuovo rapporto d’intelligence che descrivesse un’ingerenza russa attiva nelle elezioni americane, nonostante le precedenti valutazioni contrarie.

Email interna: il nuovo rapporto fu preparato “su richiesta del Presidente” con il coinvolgimento diretto delle agenzie.

3. Il nuovo rapporto contraddice i precedenti

Nei giorni successivi, i dirigenti delle agenzie coinvolte prepararono un’Intelligence Community Assessment (ICA) che, su richiesta esplicita del presidente Obama, tracciava un quadro allarmante: la Russia avrebbe agito per favorire Trump. A sostegno di questa tesi fu inserito anche il famigerato Steele Dossier, un documento non verificato e poi screditato, ma considerato comunque “un fattore” nella valutazione ufficiale.

Memo ufficiale: il Dossier Steele, sebbene successivamente smentito, fu usato come fattore nella valutazione.

4. La narrazione viene diffusa ai media

In parallelo, funzionari anonimi dell’intelligence cominciarono a passare informazioni selezionate alla stampa. Il Washington Post, l’NBC News e il New York Times ricevettero in esclusiva “soffiate” che raccontavano una versione drammatica: la Russia avrebbe interferito per aiutare Trump a vincere.
Questi articoli ebbero un impatto fortissimo sull’opinione pubblica e aprirono la strada all’indagine del procuratore speciale Mueller, a due tentativi di impeachment e a una campagna mediatica senza precedenti contro un presidente appena eletto.

Stralci di notizie su NBC, Washington Post e NY Times, in linea con il nuovo rapporto pilotato.

5. Tutto porta alla costruzione del ‘Russia Hoax’

I materiali desecretati delineano un’operazione in più fasi: ritiro dei rapporti originali, sostituzione con
documenti pilotati, uso di fonti dubbie e diffusione selettiva alla stampa. Ne emerge un quadro coerente
di manovra politica orchestrata ai vertici.

Infografica: dalla vittoria di Trump alla costruzione dell’accusa di collusione con la Russia.

I documenti desecretati da Tulsi Gabbard non lasciano più spazio a dubbi: il Russiagate è stato innescato da un intervento deliberato dell’amministrazione uscente di Barack Obama, in coordinamento con i vertici dell’intelligence, per delegittimare un presidente democraticamente eletto.

Non si tratta di teorie: si tratta di documenti autentici, comunicazioni interne e testimonianze rese pubbliche da chi oggi guida l’apparato di intelligence nazionale.

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Sal
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